Sabato 9 marzo, nella splendida cornice di Barcellona, si è celebrato il meeting annuale della Gran Logia de España, alla presenza del Fr. Thomas W. Jackson, segretario esecutivo della Conferenza Mondiale delle Gran Logge Massoniche e del Fr. Rafael Eduardo Aragòn Guevara, Segretario Esecutivo della Inter-American Masonic Confederation.

Il Gran Maestro de la Gran Logia de España, Oscar de Alfonso Ortega, dopo aver insediato i nuovi Grandi Ufficiali e ricordato i Fratelli passati all’Oriente Eterno, ha presentato l’Inno della propria Obbedienza, ‘Fraternidad y Armonia’ e salutato le 14 delegazioni estere intervenute, tra cui quelle di Irlanda, Scozia, Italia, Francia, Germania, Svizzera, Austria, Russia, Ecuador, Paraguay, Romania, Portogallo, Armenia e Albania.

Ai Lavori ha partecipato una significativa Delegazione italiana guidata dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi, accompagnato dal Fratello Federigo Reale, Gran Rappresentante della Gran Logia de Espana presso il Grande Oriente.

Presenti anche Filippo Gurrieri, Garante d’Amicizia, Luciano Critelli, Executive Officier in Italy dell’International Supreme Council Order of DeMolay, Filippo Raffi, ex Maestro Venerabile della Loggia ‘La Pigneta’ all’Oriente di Ravenna e Davide Rossi, segretario della Loggia ‘Dante Alighieri’ all’Oriente di Ravenna. Il Gran Maestro Oscar De Alfonso Ortega ha poi concesso la parola esclusivamente, e nell’ordine, ai Gran Maestri di Irlanda, Scozia e Italia.

Nel suo intervento, salutato da un lungo e caloroso applauso, il Gran Maestro Gustavo Raffi, ha ricordato il valore della fraternità e del dialogo tra gli uomini, sottolineando il ruolo etico-pedagogico di “una Massoneria calata nella storia, che vivifica la tradizione ed è capace di intercettare le ansie della società civile, di cui i Liberi Muratori sono parte attiva. La Massoneria – ha proseguito – non deve essere ingessata, ma aprirsi alle nuove generazioni, anche al suo interno e fino ai ruoli apicali”.

“Non può esserci una Libera Muratoria di sopravvissuti: dobbiamo essere un laboratorio di idee per il futuro”, ha rimarcato il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani, richiamando l’esperienza dell’America Latina che interpreta il ruolo di una Massoneria di popolo, costruendo sugli esempi di libertà e pensiero di Allende, Bolivar e José Martì. “La nostra forza è il Tempio – ha scandito il Gran Maestro Raffi – ma abbiamo il compito di tradurre nell’oggi i valori e i principi della Massoneria, una grande catena di pensiero libero che unisce gli spiriti liberi oltre ogni differenza. Di questa forza, ha bisogno l’Europa dei popoli. Una Massoneria non isolata dal mondo, ma contemporanea della posterità”.

Particolarmente importante l’incontro dei Gran Maestri, che si è tenuto il venerdì. Un confronto che ha tracciato un quadro delle problematiche riguardanti le Obbedienze nel mondo, con particolare riferimento all’Europa. Desta ancora preoccupazione – si è rilevato durante l’assise spagnola – l’attuale situazione francese, dopo la sospensione dei rapporti fraterni da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Gran Loggia Nazionale di Francia e la revoca dei riconoscimenti di quest’ultima da parte di altre Obbedienza massoniche europee ed extra.

Al contempo si registra un eccessivo attivismo di alcune Obbedienze, che hanno ritenuto di tracciare le linee guida di un nuovo scenario obbedienziale in Francia. La posizione del Grande Oriente d’Italia, come quella di altre Gran Logge è stata – fin dall’origine – una scelta di neutralità e non ingerenza, sostenendo che sono i Fratelli francesi a dover risolvere i loro problemi.

“Usate ragione e mani, non abbiate paura. Costruite su ogni rovina. È questa la lezione che vi lascio. Iate, iate, nun ve fermate!”. E’ una delle suggestioni che ha regalato l’atto unico teatrale ‘La pietra della bellezza’, tratto dal libro di Gerardo Picardo (Ed. Stamperia del Valentino) che racconta la vita e il pensiero di Giordano Bruno e portato in scena – grazie alla splendida organizzazione dei Fratelli di Jesi (An) – il 16 marzo scorso presso il Teatro Valeria Morioni della città marchigiana. Sotto l’attenta regia di Chiara Murru, due giovani e promettenti artisti hanno fatto rivivere sul palco, attualizzandola, la lotta del filosofo per la libertà di ricerca. A interpretare il Nolano è stato Maurizio Pulina, mentre nelle vesti di Clemente VIII, il Papa che lo ha portato al rogo, si è calato Francesco Calmieri (video di Giulio Fanelli, costumi di Manuel Delogu, produzione Spazio-T).

Gli sguardi del Nolano e di Clemente VIII forse si sfiorarono nell’ultima parte del processo condotto dall’Inquisizione, ma non si incontrarono mai. Nei Dialoghi italiani campeggia la figura di Teofilo, al quale è affidato il compito di riferire le opinioni del Nolano. Nel momento della morte, tra attore e regista di questa filosofia divenuta carne, i ruoli si invertono: è Bruno che brucia sul rogo, Teofilo lo guarda.

E mentre le fiamme dall’odore acre, di carne umana, salgono nell’aria, l’altro morde le labbra, ed elabora quel mito che sarebbe arrivato fino ai nostri giorni. Lo spettacolo messo in scena a Jesi ha tenuto con il fiato sospeso più di 300 persone, accorse per l’evento organizzato dal Grande Oriente d’Italia in quello storico palazzo che fu anche sede dell’Inquisizione e che ancora oggi ricorda il martirio di Bruno con una lapide che campeggia sulla piazza federiciana.

Un’emozione forte si percepiva soprattutto nei volti dei tanti giovani presenti, molti dei quali studenti di liceo, accompagnati dai loro docenti, per una sera di pensiero che ha unito storie diverse, accomunate dalla volontà di cercare e di andare sempre oltre ciò che è dato vedere. Mentre sullo schermo scorrevano le immagini di una donna dagli occhi grandi e intensi, che conosce il vento, il Nolano – mai piegato dai giri di corda della Chiesa –diceva al pubblico di ieri e di oggi: “Vedi, Morgana? Se altri uomini vivranno liberi di pensare, io non sarò morto per nulla.

Il mio inchiostro è più forte delle fiamme che avvolgono la carne. Non ho lasciato in pace nessuno, da alcuno sono stato lasciato in pace. Ho scritto con il mio sangue che mai bisogna rinunciare alla ragione. Non perdono e non abbraccio i carnefici”. Parole che sono entrate nel cuore dei presenti, mentre il fumo della scena avvolgeva il corpo del filosofo legato al rogo e la sua voce si levava più forte delle fiamme, come a coprire la legna di coloro che – prigionieri di un’unica verità – vorrebbero fare del mondo una prigione. Oltre le fiamme del rogo ci sono gli occhi di Morgana, l’amore. E la febbre di una ricerca senza fine.

L’evento bruniano, coordinato dal Grande Ufficiale del Grande Oriente e Gran Consigliere all’Organizzazione, Tiziano Busca, e dal Maestro Venerabile della Loggia Giordano Bruno n. 1164 di Jesi, Alessandro Marini, è stato preceduto da un convegno pubblico che si è tenuto nello stesso teatro. L’appuntamento, dal titolo ‘La Ruota di Mercurio. Mente e mano, Giordano Bruno e la costruzione dei mondi infiniti’, ha visto relatori Francesco Sberlati, docente di letteratura italiana all’Università di Bologna, Antonio Panaino, docente Università di Bologna e direttore responsabile della rivista ‘Hiram’, e il giornalista Gerardo Picardo. A tracciare le conclusioni, è stato il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi.

Quello del Nolano – è stato il filo rosso che ha cucito gli interventi – è un pensiero scomodo ma necessario. E se Smerlati nel suo contributo ai lavori ha fatto riflettere sul rapporto tra Bruno e la scienza, sottolineando come ci sia ancora da lavorare per strappare la mordacchia dalla bocca del filosofo e di tanti uomini liberi, Panaino ha invece sottolineato come il Nolano, contro le morali del precetto insegni una laicità positiva che sa costruire ponti alla ricerca, infinita come le vie della vita. Lo studioso ha quindi fatto riflettere l’uditorio sul ruolo di agenzia etica svolto dalla Libera Muratoria, rimarcando che – sull’esempio del filosofo arso vivo per aver difeso la ragione contro l’inferno del dogma – gli uomini del dubbio sostengono il dialogo a oltranza nella società di cui sono parte viva. Contro ignoranza e superstizione, Bruno sostenne che l’uomo è padrone del proprio destino.

E’ toccato quindi a Picardo sottolineare come la vera dignitas si fondi sul sapere, sulla conoscenza che l’uomo è capace di conquistarsi. Siamo noi che scegliamo quello che vogliamo essere: l’uomo può guardare in alto o in basso, attratto solo dagli interessi personali oppure sentirsi parte del tutto, e costruire. Cercando il vincolo. Un itinerario che si racchiude in una espressione: Dignitas hominis. Per Bruno – ha ricordato – fatica e lavoro sono gli unici strumenti per costruire, con mente e mani. La dignità dell’uomo si fonda sulla fatica e sul lavoro. Con i soldi si può compare tutto, una sola cosa non si può comprare: la conoscenza. Un’altra lezione per i giovani che hanno trattenuto anche un’altra lezione del filosofo nato sul Monte Cicala: “Finiamo il tetto, prima che arrivi la pioggia…”.

L’unica paura di Bruno, narrata nello Spaccio della Bestia Trionfante, è non poter pensare o non pensare più. Nel De Minimo il Nolano scriveva: “Noi cerchiamo un pane diverso…”. Non bastano i giri di corda a fermare un uomo così. Alla fine della serata, dopo quattro ore di confronto e spettacolo, un lungo applauso ha premiato i giovani attori venuti da Alghero per la rappresentazione.

Nel suo appassionato intervento rivolto ai giovani, il Gran Maestro Raffi ha sottolineato il valore del dialogo e l’importanza di dedicare tempo ed energie alla costruzione di una storia che vogliamo contribuire a rendere migliore. Chiamato sul palco per testimoniare la bellezza di un percorso di ricerca, il Gran Maestro ha invitato “una generazione di ribelli” a “essere costruttori di futuro, credendo – con Bruno – che pensiero e opere concrete possono rimettere l’uomo al centro dei mondi infiniti. La più bella eresia – ha concluso – è essere veri e guardarsi negli occhi, non accontentarsi e lottare per cambiare le cose. Su questa strada di umanità, non siamo mai soli”.

E mentre le luci del teatro marchigiano si spegnevano, un giovane studente, avvicinandosi a uno dei relatori ha spiegato che per seguire fino alla fine la rappresentazione, aveva perso l’autobus che lo avrebbe riportato a casa nel vicino paese alle porte di Jesi. “Ma ne valeva la pena – ha detto il ragazzo – ora chiamerò mio padre e mi farò venire a prendere. Con lui non parlo molto, per strada gli racconterò quello che ho imparato stasera”. Il più bel ringraziamento per tanti sforzi profusi dalla comunione massonica di Jesi. E’ proprio vero, come scriveva l’inquieto Bruno, che “niente rimane uguale dopo le maree”.

“Il vero segreto è l’umiltà e la voglia di costruire”. E’ questa l’essenza dei Liberi Muratori, ha ricordato il Gran Maestro, Gustavo Raffi, chiudendo la Tornata a Logge riunite della Circoscrizione Emilia Romagna, che si è tenuta il 16 marzo scorso a San Pietro Terme, presso il Centro Congressi Artemide. All’evento, organizzato dal Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili dell’Emilia Romagna, hanno partecipato più di 200 Fratelli, alcuni dei quali giunti per l’occasione anche da altri Orienti.

Ha retto il maglietto – con la consueta maestria e capacità di fare squadra – il presidente del Collegio, Giangiacomo Pezzano, mentre all’Oriente – insieme al Gran Maestro Raffi – sedevano il Gran Maestro Aggiunto, Antonio Perfetti, il Gran Segretario, Alberto Jannuzzelli, il Gran Segretario Aggiunto, Gabriele Brenca, il Gran Maestro Onorario, Francesco Spina, il Gran Consigliere all’Organizzazione, Tiziano Busca, il Consigliere dell’Ordine, Giampaolo Perfetti e altri Dignitari. Paralleli al Libro Sacro aperto con squadra e compasso, due ali di Maestri Venerabili e altri dignitari, tantissimi Maestri e giovani Apprendisti, particolarmente attenti ai Lavori del Tempio allestito con cura dai Fratelli.

Il programma dei Lavori ha visto i Fratelli Gerardo Picardo e Antonio Panaino tracciare due tavole architettoniche dal titolo ‘Esoterismo ed essoterismo nella riflessione liberomuratoria’. Nelle loro riflessioni – partendo dalla sapienza degli antichi manoscritti per arrivare al pensiero iniziatico contemporaneo – gli oratori della Tornata hanno sottolineato a una sola voce il bisogno di approfondire la bellezza dei Rituali, inesauribili scrigni di percorsi e d ricerche, vivendo una Massoneria che è, sempre e comunque, infinita ricerca di senso e di profondità oltre le apparenze.

E se il dovere del Libero Muratore è riunire ciò che è sparso, il segreto è però il ‘come’ si vivono le cose, sapendo che c’è sempre una pietra da mettere accanto alle altre per costruire. Il cammino esoterico è visione ma anche conoscenza, assicura la continuità ma deve essere anche un ponte sul nuovo. La verità dell’Ordine si può raggiungere solo all’interno di una Loggia, ma il simbolo che si è decodificato deve essere declinato nella storia. Il Compasso deve restare aperto. Lo strumento non chiude e delimita: è l’inizio del divenire. “Tutti Riti della Libera Muratoria – scriveva Jules Romains – girano intorno all’idea della costruzione. Se si è compreso questo, si sarà capito tutto”. Perciò – hanno ricordato Panaino e Picardo, le cui Tavole saranno pubblicate in un prossimo numero della Rivista ‘Hiram’ – l’esoterismo non è astrarsi dal mondo, ma comprenderlo dall’interno. Decodificare la storia per lavorare al grande e mai chiuso cantiere dell’umanità.

Di grande intensità il contributi ai Lavori del Gran Maestro Onorario, Francesco Spina: “In questi anni sabbiamo camminato bene – ha detto – e dobbiamo proseguire nella strada del confronto, dell’apertura alla società e lavorare senza sosta alla nostra formazione iniziatica”. “Ho fiducia nei giovani Liberi Muratori – ha proseguito – e sulla base di queste esperienze fraterne e di forti riflessioni interiori e comunitarie, sono certo sapranno portare avanti gli ideali e i principi della Libera Muratoria che hanno ricevuto da un’altra generazione di Maestri”.

Incisivo e programmatico l’intervento del Gran Maestro Raffi. “La Massoneria è come un rompighiaccio – ha detto – deve abbattere i muri della diffidenza e promuovere la forza della relazione che libera, che fa accogliere l’altro e permette di mettersi in discussione per cambiare”. “Ma lungo questa strada – ha scandito il Gran Maestro – occorre umiltà. E capacità di cogliere e vivere le sfide dell’oggi, per contribuire a disegnare un destino comune”. Compasso e squadra in bisaccia, la strada che chiama.

“Quando gli altri pensano di avere tutta la verità – ha concluso Raffi – i Liberi Muratori cominciano a cercarla. Lo fanno da soli, ma anche insieme a tanti altre persone liberi”. Uomini – ha detto il presidente Pezzano chiudendo i Lavori – che sanno sorridere e guardare lontano. Gente in cammino verso una possibile verità, che è capace di donare un pezzo di sé in ogni impegno e lotta. Esoterismo ed essoterismo restano distinti solo per i profani che non conoscono il pavimento a scacchi e la forza delle tre Luci sacre. I Liberi Muratori lavorano oltre il Tempio con lo stesso spirito di costruttori.

Il 12 marzo il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi, ha portato a Lucca il saluto dei Massoni Italiani alla cerimonia di chiusura del Congresso Esecutivo Mondiale dell’Unesco (33° Executive Board Unesco). I lavori, iniziati l’8 marzo, si sono svolti sotto il titolo “Il linguaggio universale della musica e dell’arte per un’etica globale”, ed hanno riempito cinque giorni di riflessione (moderatore Alan Friedman) e di momenti musicali di alto livello.

Da segnalare la lectio magistralis svolta dal prof. Giovanni Puglisi, presidente della Commissione Nazionale Italiana Unesco ed i concerti tenuti da Andrea Bocelli e Katia Ricciarelli. Oltre 100 delegati della World Federation of Unesco Clubs (WFUCA), provenienti da Albania, Armenia, Austria, Brasile, Camerun, Cina, Cipro, Colombia, Emirati Arabi, Francia, Giappone, Grecia, India, Giamaica, Kazakistan, Corea del Sud, Libano, Malta, Messico, Portogallo, Romania, Russia, Spagna, Stati Uniti, Sudan, Tunisia e Vietnam, si sono sommati ai 150 rappresentanti italiani.

La manifestazione, che ha ottenuto l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica, ha visto la partecipazione delle realtà istituzionali e associative più significative del territorio lucchese e fiorentino (lunedì 11 marzo i lavori dell’Executive Board si sono trasferiti, solo quel giorno, nel capoluogo di regione toscano). All’evento nel suo complesso hanno collaborato la Regione Toscana, la Provincia e il Comune di Lucca, la Provincia di Firenze, numerose associazioni culturali, gli studenti lucchesi della Fondazione Campus e dell’Istituto Pertini.

Il Grande Oriente d’Italia ha partecipato al programma su invito in qualità di Partner d’ Eccellenza e nella giornata di chiusura è stato invitato, nella persona del suo Gran Maestro Gustavo Raffi, a portare il saluto nel suggestivo teatro lucchese del Giglio, riempito in tutti i suoi 749 posti. Con un discorso particolarmente apprezzato dal pubblico, il Gran Maestro ha sottolineato l’importanza di ogni iniziativa che valorizzi la cultura italiana nel mondo ed in particolare la musica, un’ arte cara ai massoni, in quanto capace di coinvolgere, evocare, educare, conquistare lo spirito per condurlo lungo sentieri spesso inesplorati.

Raffi ha affermato in modo deciso e accalorato che il nostro Paese ha un estremo bisogno di investire in una grande opera di valorizzazione del suo grande patrimonio culturale. Ed ogni operazione in tale senso riscuoterà il plauso della Massoneria, la quale è portatrice di un grande amore per l’Italia, come dimostrato nella sua storia e di recente, quando il Grande Oriente è stato uno dei maggiori protagonisti delle manifestazioni celebrative del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Raffi ha poi ricordato quel grande violinista che fu Francesco Xaverio Geminiani, al quale era dedicata la giornata conclusiva del convegno, e con lui il mondo di illuminata idealità al quale appartenne, che auspicava l’unione dell’architettura con la musica per riportare all’ordine il caos primigenio. Ha sottolineato, al riguardo, il suo rilievo nella storia della Liberia Muratoria, essendo stato il primo italiano ad essere affiliato, nel 1725, alla Loggia massonica Queen’s Head di Londra.

Geminiani che fu “amante dell’arte e della libertà” esaltò queste sue caratteristiche proprio nella sua opera, ‘La Foresta Incantata’, rappresentata nel teatro lucchese, subito dopo la conclusione dell’ intervento di Raffi. Questo spettacolo coreografico tratto dal XIII canto della “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso, fu rappresentato per la prima volta a Parigi, il 31 marzo 1754, essendo ottimo soggetto per uno di quei Spectacles mécaniques (pantomime) che tanto deliziavano i parigini di quel tempo e nell’allestimento dei quali era maestro insuperabile l’architetto e pittore italiano Servandoni.

Il maestro Castello, regista dello spettacolo lucchese, ha riletto in chiave originale il lavoro di Geminiani realizzando un sorprendente gioco scenico in cui danza, live video e musica producono un’interessante opera di sperimentazione coreografica, che ha entusiasmato il pubblico.

“La Foresta Incantata”, secondo alcuni competenti giudizi espressi dopo la sua rappresentazione lucchese, potrà essere esportato sui palcoscenici di tutto il mondo, anche per contribuire a fare conoscere meglio quel volto di Lucca, città aperta, tollerante, capace di produrre arte e cultura come poche altre della sua dimensione. Tutte le logge lucchesi hanno partecipato allo svolgimento del programma, in un armonico giuoco di squadra che ha visto in prima fila la loggia “Francesco Xaverio Geminiani”, la quale, sotto la guida del Maestro Venerabile Alessandro Antonelli, ha svolto anche un fondamentale lavoro di promozione dell’evento e di relazione con le istituzioni. La felice conclusione dell’operazione di trasparenza e di raccordo con il mondo profano ha riscosso il plauso delle Autorità Lucchesi ed il sindaco Alessandro Tambellini e l’assessore alla Cultura, Patrizia Favati, hanno espresso riconoscenza al Gran Maestro Raffi.

Alla fine della serata, sponorizzata dal Grande Oriente, il presidente mondiale dell’Unesco ha donato al Gran Maestro una pregevole targa ricordo. Il sindaco di Lucca ha invitato caldamente il Gran Maestro Raffi a ritornare a Lucca, dove lo attenderà come ospite gradito.

Un grembiule indossato per servire i poveri e chi è nel bisogno. L’impegno dei Liberi Muratori del Grande Oriente d’Italia è storia quotidiana, con le realtà degli Asili Notturni Umbertino I e Piccolo Cosmo. Al fianco degli ultimi, però, i massoni ci sono da sempre. E senza adagiarsi nelle conquiste del passato, puntano – soprattutto in un tempo di crisi economica e morale – a rilanciare solidarietà e promozione sociale. Proprio per mettere in cantiere nuove iniziative, fondate sullo spirito umanitario proprio dell’Istituzione, sabato 2 marzo, presso la Sala Cavour del centro convegnistico ‘Torino Incontra’, si è tenuto il convegno ‘Nuovi bisogni, stessa solidarietà. Esempi concreti d’impegno sociale’, con gli interventi di Marco Jacobbi, presidente del Collegio Circoscrizionale del Piemonte; Elide Tisi, assessore alla salute e politiche sociali del Comune di Torino; Marco Novarino, Università di Torino; Giorgio Carfagna, vicepresidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili del Piemonte. A seguire, la proiezione del documentario sulle attività degli Asili Notturni e il Talk show ‘Le nuove sfide della solidarietà. Esempi di impegno concreto’ condotto dal giornalista Alessandro Cecchi Paone, con la partecipazione del Gran Maestro, Gustavo Raffi.

Dopo i saluti del presidente Circoscrizionale dei Maestri Venerabili del Piemonte e Valle d’Aosta, Marco Jacobbi, ha preso la parola l’assessore alla salute, politiche sociali e abitative del comune di Torino,  Elide Tisi che si è soffermata soprattutto sul lavoro sinergico esistente a Torino tra l’Amministrazione comunale e il diffuso associazionismo solidaristico presente sul territorio in particolare in questi anni di crisi e quindi  ha espresso un plauso all’iniziativa che permette un momento di confronto e di conoscenza per l’intera cittadinanza. In seguito è intervenuto Marco Novarino, docente di Storia contemporanea dell’Università di Torino, che ha sottolineato l’intelligente  scelta da parte degli organizzatori di  abbinare una parte storica e di riflessione concettuale a una più operativa e d’attualità. L’impegno della Massoneria a favore della nascita di un diffuso associazionismo si fonda su una storia di progetti, realizzazioni, impegno umano che è ancora in gran parte sconosciuto. Tutti sanno che Torino è la città dei Santi sociali (Don Bosco, Benedetto Cottolengo, Giuseppe Cafasso, Giuseppe Allamano, Francesco Faa di Bruno) ma pochi conoscono che proprio negli anni del loro maggior impegno in concorrenza nascevano decine e decine d’associazioni, espressione di  un ampio fronte laico liberale, democratico-radicale, massonico e libero pensatore il cui scopo era impegnarsi nel sociale ma bandendo ogni connotazione religiosa. Quindi a Torino, ma anche nel resto del Piemonte, ci fu un fiorire d’associazioni unite da un paradigma comune: provvedere ai bisogni delle classi meno abbienti facendo fronte alle difficoltà che nascevano nell’intero arco dell’esistenza umana. Ma i risultati nella ricerca storiografica finora raggiunti su questi temi sono la classica punta dell’Iceberg ed è per questo  che la ricerca universitaria: La massoneria e l’associazionismo laico in Piemonte dall’Unità all’avvento del fascismo (1861-925), finanziata dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte e della Valle d’Aosta con un assegno biennale, servirà a ricostruire in modo serio e imparziale la storia di questo interessante fenomeno.

L’intervento di Giorgio Carfagna, vice presidente circoscrizionale dei Maestri Venerabili del Piemonte e Valle d’Aosta, sì è soffermato invece sulle motivazioni etico-morali che spingono la massoneria e i singoli massoni a impegnarsi nel sociale, in opere di filantropia. La solidarietà e la fratellanza sono concetti fondanti della massoneria e il lavoro condotto all’interno delle logge per migliorare l’uomo raggiunge il suo compimento e completamento quando si traduce in un impegno solidale nei confronti dei più deboli. La ricaduta nel mondo profano può essere di tipo individuale o coordinata all’interno di una Loggia o di più Logge ma sempre finalizzata a un lavoro “operativo”, “sporcandosi le mani” usando un a espressione molto evocativa del relatore.

E’ seguito un talk show diretto da Alessandro Cecchi Paone, dove i rappresentanti degli Asili Notturni- Piccolo Cosmo, l’Università Popolare di Torino, la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, l’Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze, il Coordinamento del Volontariato della Protezione Civile della Regione Piemonte  e il Laboratorio di solidarietà massonica di Milano, hanno spiegato, anche con l’uso di supporti audiovisivi, le attività che quotidianamente portano avanti.. Particolare interesse ha suscitato infine l’intervento di Monica Lo Cascio, direttore della Direzione centrale del Comune di Torino per le politiche sociali e rapporti con le aziende sanitarie, che ha descritto le grandi difficoltà che l’amministrazione comunale di una grande città come Torino deve affrontare quotidianamente per dare un aiuto primario a persone in difficoltà, al sempre maggiore numero di persone non residenti nel capoluogo piemontese che ogni giorni ma in particolare ogni sera si riservano nei centri d’assistenza come gli Asili notturni e l’aumento costante e preoccupante di disagio femminile che si è verificato negli ultimi anni.

Tutti temi che sono stati ripresi e ricordati in un breve filmato presentato da Sergio Rosso per descrivere le attività degli Asili notturni e del Piccolo Cosmo. Le conclusioni sono state tratte dal Gran Maestro, Gustavo Raffi, che ha esortato  i partecipanti a continuare il dialogo iniziato in questa giornata passando da un momento di conoscenza reciproca a una riflessione sulle nuove sfide che l’odierna crisi ci impone e ribadendo che l’opera dei Liberi Muratori non si esaurisce all’interno dei lavori di Loggia ma deve trovare un suo momento di realizzazione nella società, “vivendo le nuove sfide dell’impegno per l’altro di fronte ai mutati contesti sociali e culturali”. I massoni  – ha rimarcato il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani – hanno un sogno che è simile, se non uguale, a quello tracciato da Bartolomeo Vanzetti nella sua famosa autodifesa “Voglio un tetto per ogni famiglia, un pane per ogni bocca, una educazione per ogni cuore, la luce per ogni intelletto”.

Venerdì 1 marzo, presso la mensa degli Asili Notturni, Marco Jacobbi, presidente del Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte e della Valle d’Aosta, Renato Lavarini, presidente del Consiglio dei Maestri Venerabili di Torino ed Eugenio Boccardo, presidente dell’Università Popolare avevano invece presentato insieme al Gran Maestro il suo libro ‘In nome dell’Uomo’. Tra le tante presentazioni svoltesi in tutta l’Italia, questo evento ha avuto un particolare valore perché i proventi del libro, edito da Mursia, sono proprio devoluti per il quotidiano aiuto che gli Asili e l’associazione Piccolo Cosmo danno a coloro che bussano alle loro porte.